Il mondo che vogliamo dobbiamo prima immaginarlo

Prometeo, narra il mito, ha dato agli uomini il fuoco, ma suo fratello Epimeteo ha donato loro la speranza. Attraverso il fuoco l’uomo ha scoperto l’arte della conquista, del dominio sulla natura, e la guerra; attraverso la speranza, l’ultima delle qualità rimaste nel vaso di Pandora, ha imparato a condividere con altri un destino comune.

Di cosa abbiamo più bisogno oggi, di fuoco o di speranza? 

Saremo capaci, negli anni a venire, di mettere da parte il nostro spirito prometeico per andare verso qualità epimeteiche?

Questa è una delle tante domande su cui ieri, giovedì 16 gennaio, ci siamo confrontati nella sessione di Listening Post che Ariele – Associazione Italiana di Psicosocioanalisi conduce ogni anno, a gennaio, per l’Osservatorio Internazionale di OPUS UK (Organization for the Promotion of Social Understanding).

Da molti anni ormai in Ariele abbiamo avviato esperienze e sperimentazioni per osservare e comprendere il cambiamento in diversi contesti organizzativi, utilizzando la metodologia del Listening Post. Alla base del Listening Post sta il presupposto che le dinamiche sociali in atto possono essere esplorate all’interno di un gruppo in quanto rappresentativo di un sistema allargato, dove la coesione interna e la motivazione dei singoli partecipanti è data dalla condizione comune di “reflective citizens”, membri di una comunità che si interrogano sulle proprie esperienze e vissuti, ma anche sulle possibilità future di intervento e coinvolgimento attivo.

Viviamo anni di grandi cambiamenti che segnano il passaggio verso un mondo ancora sconosciuto e dagli assetti instabili in via di definizione. Tutti siamo esposti a una condizione nuova, che da un lato attiva speranze e progetti, ma allo stesso tempo sollecita ansie e paure. 

In questa situazione diventa fondamentale sviluppare una complessiva capacità riflessiva per affrontare le sfide del nostro tempo con maggiore comprensione e lucidità, razionale ed emotiva, partendo dalla convinzione che testa e cuore debbano camminare insieme per incidere sul futuro.

Sono profondamente convinta che se ognuno di noi riuscirà a far fronte ai cambiamenti che ci aspettano dando corpo e sostanza ai propri sogni, se ognuno di noi riuscirà a immaginare il futuro e a prefigurare le proprie possibilità e potenzialità di dargli forma, tutto questo inciderà profondamente sulle possibilità collettive di realizzarlo.

Contribuire a sviluppare una capacità di pensiero al tempo stesso “riflessiva” e “satellitare” che contribuisca a dare un senso nuovo e condiviso all’esperienza personale e all’immaginario sociale, diventa una necessità strategica prioritaria.

Il prossimo appuntamento, sempre in Ariele, sarà il 27 febbraio, per condividere sogni e speranze all’interno di una Matrice di Social Dreaming.

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