{"id":8715,"date":"2017-10-10T09:26:00","date_gmt":"2017-10-10T09:26:00","guid":{"rendered":"https:\/\/inprogress.theflyingcarpet.it\/?p=8715"},"modified":"2021-11-12T09:29:59","modified_gmt":"2021-11-12T09:29:59","slug":"one-year-at-dubai","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/theflyingcarpet.it\/it\/2017\/10\/10\/one-year-at-dubai\/","title":{"rendered":"Un anno a Dubai"},"content":{"rendered":"<div data-elementor-type=\"wp-post\" data-elementor-id=\"8715\" class=\"elementor elementor-8715\">\n\t\t\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-c4114d8 elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"c4114d8\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-bf65cc0\" data-id=\"bf65cc0\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-bb3d9ea elementor-widget elementor-widget-image\" data-id=\"bb3d9ea\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"image.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" width=\"930\" height=\"620\" src=\"https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-1024x683.jpg\" class=\"attachment-large size-large wp-image-7818\" alt=\"\" srcset=\"https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-1024x683.jpg 1024w, https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-300x200.jpg 300w, https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-768x512.jpg 768w, https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-500x333.jpg 500w, https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-800x533.jpg 800w, https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-1000x667.jpg 1000w, https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251-600x400.jpg 600w, https:\/\/theflyingcarpet.it\/wp-content\/uploads\/2021\/10\/travel_1251.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 930px) 100vw, 930px\" \/>\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<section class=\"elementor-section elementor-top-section elementor-element elementor-element-7b5450c elementor-section-boxed elementor-section-height-default elementor-section-height-default\" data-id=\"7b5450c\" data-element_type=\"section\" data-e-type=\"section\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-container elementor-column-gap-default\">\n\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-column elementor-col-100 elementor-top-column elementor-element elementor-element-c0442e8\" data-id=\"c0442e8\" data-element_type=\"column\" data-e-type=\"column\">\n\t\t\t<div class=\"elementor-widget-wrap elementor-element-populated\">\n\t\t\t\t\t\t<div class=\"elementor-element elementor-element-5dbe700 elementor-widget elementor-widget-text-editor\" data-id=\"5dbe700\" data-element_type=\"widget\" data-e-type=\"widget\" data-widget_type=\"text-editor.default\">\n\t\t\t\t<div class=\"elementor-widget-container\">\n\t\t\t\t\t\t\t\t\t<p>Sono arrivata a Dubai all\u2019inizio di novembre 2015.<br \/>Avevo preso il volo notturno, partenza da Milano alla 10 di sera, arrivo a Dubai alle 6 di mattina, solo tre ore di differenza di fuso e un volo piacevolissimo grazie al servizio impeccabile di Emirates Airlines. Sotto di me, all\u2019atterraggio, chilometri e chilometri di deserto, improvvisamente interrotti da una gigantesca striscia di grattacieli. Scendo dall\u2019aereo stringendo in mano copia del mio visto provvisorio come residente, anzi come coniuge di residente, che mio marito, gi\u00e0 a Dubai da qualche mese, mi aveva fatto avere pochi giorni prima.<br \/>Riponevo molta fiducia in quel foglietto, il mio lasciapassare per il nuovo mondo, e con quello in mano vado spedita al controllo passaporti; ma quando arriva il mio turno l\u2019impiegato mi guarda con aria perplessa e mi chiede \u201cdov\u2019\u00e8 lo sponsor?\u201d. Rispondo che lo sponsor, mio marito, \u00e8 a casa che mi aspetta, ma lui inflessibile dice che quella che ho in mano \u00e8 solo una copia del visto, dovrei avere l\u2019originale, e mi indirizza all\u2019ufficio immigrazione. L\u2019aeroporto di Dubai \u00e8 moderno, bello e funzionale, ma l\u2019ufficio immigrazione \u00e8 in un corridoio buio e molto lungo in fondo al quale un indiano presidia una serie di scaffali che dovrebbero contenere, tra gli altri, anche l\u2019originale del mio visto. Armata di speranza, chiedo notizie all\u2019indiano, e anche lui mi rivolge la domanda di prima: \u201cdov\u2019\u00e8 lo sponsor?\u201d; dico che \u00e8 a casa ma lui non sembra contento, il mio visto comunque non si trova, e l\u2019indiano mi ordina con tono che non ammette repliche di telefonare a mio marito. Dopo la telefonata, che getta anche Ivan nel panico perch\u00e9 nemmeno lui ha l\u2019originale del visto, forse lo hanno nel suo ufficio ma a quell\u2019ora del mattino ancora non c\u2019\u00e8 nessuno, l\u2019indiano si impietosisce un po\u2019, mi indica due responsabili della sicurezza che circolano nel corridoio centrale e mi dice di provare a chiedere a loro; sono due arabi con la tradizionale tunica bianca e il copricapo, fermo uno di loro e rispondo alla solita fatidica domanda \u201cdov\u2019\u00e8 lo sponsor?\u201d, ormai sono abituata; lui mi guarda un po\u2019 sorpreso, poi prende una penna, scrive qualcosa in arabo che non capisco, forse una firma, sulla mia copia del visto e mi indirizza di nuovo al controllo passaporti. Questa volta ce l\u2019ho fatta, penso, lui deve essere davvero un\u2019autorit\u00e0; ma il tizio del controllo passaporti non \u00e8 della stessa opinione, di chi \u00e8 questa firma mi chiede, io mi giro per indicargli il capo supremo che prima era alle mie spalle ma che nel frattempo \u00e8 sparito. Aspetti un attimo qui da parte mi dice il tizio, e prosegue nella coda; io mi guardo intorno di nuovo, ormai sono quasi disperata, quando vedo apparire il mio sceicco bianco in fondo al corridoio, eccolo \u00e8 lui quasi grido all\u2019impiegato, ma \u00e8 Mohammed mi dice lui, si certo Mohammed come ho fatto a non pensarci; l\u2019impiegato finalmente mi sorride e timbra il mio passaporto. Ora ho un visto d\u2019ingresso, e posso andare finalmente ad abbracciare lo sponsor\u2026.<br \/>Avere uno sponsor, che sia il datore di lavoro, il coniuge o un genitore, \u00e8 una necessit\u00e0 fondamentale a Dubai dove i residenti permanenti sono solo una piccola minoranza, appena il 10% della popolazione, e il restante 90% degli abitanti per poter rimanere nel paese deve dotarsi di un permesso di lavoro o di residenza provvisorio, che non diventer\u00e0 mai, tranne poche eccezioni, definitivo. Dubai \u00e8 un \u201cluogo di transito\u201d per la maggior parte delle persone che la abitano, e questa caratteristica la rende, come vedremo, un luogo abbastanza unico, una specie di laboratorio e un interessante crogiolo di diversit\u00e0 in un\u2019era come la nostra in cui il diritto di cittadinanza \u00e8 oggetto di ripensamenti e negoziazioni e viene continuamente rimesso in discussione sotto l\u2019influsso di grandi flussi migratori.\n\nLe mie prime impressioni di Dubai erano contraddittorie, confuse, ma anche molto diverse da ci\u00f2 che mi ero immaginata.\n\nNovembre \u00e8 una bellissima stagione negli Emirati, la temperatura \u00e8 mite, le giornate sono soleggiate ma non calde come in estate, e la gente passeggia, di giorno e di sera, lungo le marine, canali artificiali pieni di piccoli ristoranti e caff\u00e8 in cui si pu\u00f2 mangiare qualcosa, bere t\u00e8 o caff\u00e8 e fumare la shisha, il grande narghil\u00e8 ad acqua della tradizione araba che spande intorno aromi profumati, mentre barche, motoscafi di lusso e tradizionali dhows incrociano i canali da una sponda all\u2019altra e si dirigono verso il mare aperto.\n\nL\u2019immagine di un mondo distopico che avevo in mente mi sembrava all\u2019inizio in parte confermata dall\u2019architettura da Guinnes dei primati che ha reso Dubai famosa in tutto il mondo. In meno di mezzo secolo infatti, sotto la guida della famiglia Al Maktoum, Dubai si \u00e8 trasformata da un piccolo villaggio di pescatori di perle e mercanti, snodo di traffici e di carovane che attraversavano il deserto, in un centro ultramoderno che attrae capitali, investimenti finanziari e turismo da tutto il mondo, nonostante i problemi che affliggono la regione.<br \/>All\u2019inizio del secolo scorso infatti Dubai era solo un piccolo centro al limitare del deserto, i cui abitanti avevano da tempo rinunciato alla vita nomade per dedicarsi alla pi\u00f9 redditizia pesca delle perle, di cui ancora oggi rimane viva la tradizione, e ai traffici di mercanzie e di oro, in particolare con il sud dell\u2019India.\n\nLa scoperta del petrolio in Arabia Saudita e Kuwait negli anni 30 rappresent\u00f2 una svolta per l\u2019economia dell\u2019intera regione, e per Dubai l\u2019occasione di sviluppare su grande scala la sua vocazione al commercio e ai traffici, potenziando sin dagli anni 60 una rete di infrastrutture, servizi pubblici e pubblica amministrazione che si \u00e8 rivelata negli anni un modello di sviluppo seguito da tutti gli stati degli Emirati.<br \/>Oggi Dubai \u00e8 una citt\u00e0 simbolo, un\u2019icona del futuro riconosciuta in tutto il mondo, con strutture gigantesche e immaginifiche come il Burj Khalifa, la pi\u00f9 grande torre del mondo con i suoi 830 metri di altezza; il Burj Al Arab, hotel di super lusso sul mare a forma di vela che \u00e8 diventato il simbolo della citt\u00e0; le Palm Islands, un arcipelago artificiale costruito nel mare con tre isole a forma di palma che contengono edifici di lusso, spiagge, alberghi e un gigantesco parco di divertimenti acquatico, Atlantis; e ancora, stupefacenti mall che hanno all\u2019interno cascate, acquari, parchi a tema, piste da sci e pattinaggio, rinomate catene di hotel e ristoranti che offrono un servizio di lusso molto accessibile, per la gioia di una classe media di turisti che vengono da tutto il mondo per concedersi svaghi che a casa loro sarebbero del tutto fuori portata.<br \/>Girando per la citt\u00e0 tuttavia si scopre ben presto che Dubai non \u00e8 soltanto architettura artificiale e lusso a buon mercato.\n\nDietro la scintillante facciata dei grattacieli, basta poco infatti per scoprire Bur Dubai e la citt\u00e0 vecchia di Deira, il primo insediamento della citt\u00e0 lungo il fiume, dove le imbarcazioni tradizionali, i dhows, attraversano ancora il canale e vi portano da una parte all\u2019altra del creek in cambio di una somma di danaro ridicola; basta immergersi nei souk dove si pu\u00f2 comprare di tutto, dall\u2019oro ai tappeti, dagli accessori alle spezie, ai profumi, ai cibi pregiati, a condizione di essere disposti a impegnarsi in lunghe trattative sul prezzo, che sono un bel modo di riscoprire il vero fascino del commercio; basta attraversare il colorato, pittoresco, vibrante quartiere indiano di Al Karama con i suoi animati ristoranti, negozi e mercati, per ritrovarsi improvvisamente in un film in stile Bollywood di cui \u00e8 facile sentirsi protagonisti.\n\nFuori dalle \u201cgabbie dorate\u201d dei grandi hotel, mall e ristoranti in stile occidentale, Dubai \u00e8 dunque una citt\u00e0 multiculturale vibrante e stimolante in cui, nonostante le differenze e le ineguaglianze, un variopinto mix di nazionalit\u00e0 interagisce tutti i giorni con charme e gentilezza, in un crocevia di culture nel quale arabi, africani, indiani, pachistani, filippini, europei, americani cercano di riscoprire un modo accettabile e dignitoso di vivere insieme.\n\nQuesto mix di culture diverse, che colpisce perch\u00e9 inaspettato, si sperimenta un po\u2019 dappertutto, anche per strada; \u00a0a\u00a0Dubai non ci sono, ad esempio, codici di abbigliamento rigidi come in Arabia Saudita dove le donne non possono circolare senza il velo, e a passeggio nei mall, nelle marine e nei souk si incontrano abiti di ogni foggia e genere, lo stile europeo si mescola ai tradizionali costumi arabi, ragazze in minigonna incrociano donne con la tradizionale abaya, una lunga tunica di solito nera sotto la quale indossano jeans e sneakers, le strade sono spesso colorate dai vibranti colori dei sari e dei turbanti africani. Il modo di vestire di uomini e donne affonda spesso in radici identitarie, e si impara in fretta a riconoscere indiani e pakistani dalla lunghezza del loro \u201ckurtas\u201d, la camicia maschile lunga fin sotto al ginocchio, cos\u00ec come le diverse fogge di copricapo che indicano la provenienza da Oman, Emirati, Yemen, Sudan.\n\nNuovo e antico convivono spesso fianco a fianco in maniera originale: il mercato dei cammelli, dove ancora oggi arrivano le carovane dal Sudan attraverso il deserto, si trova a due passi dal moderno stadio di Al Marmoon, la pista dove si tengono le corse dei cammelli, una delle grandi passioni nazionali, che oggi vengono telecomandate dalle jeep che corrono a fianco dei cammelli; nel grande stadio di corse dei cavalli di Al Meydan non \u00e8 difficile incontrare l\u2019emiro di Dubai, lo sceicco Mohammed Rashid Al Maktoum, che spesso preferisce lasciare la platea Vip e mischiarsi con un piccolo seguito tra la gente nella zona aperta a tutti, secondo l\u2019antica tradizione tribale dove il principe spesso e volentieri si mescolava alla folla.\u00a0Nei grandi mall ultramoderni la voce del muezzin chiama alla preghiera cinque volte al giorno ritmando la giornata, e non \u00e8 raro vedere in qualche negozio un cartello con la scritta \u201cIntervallo preghiera, torno subito\u201d.\n\nForse tutto questo non basta a cancellare le molte zone oscure di un modello di sviluppo che ai nostri occhi appare deviato e problematico, e nel quale le sperequazioni tra ricchi e poveri, tra etnie che occupano scalini diversi nella gerarchia sociale, tra locali, ricchi expat e lavoratori delle costruzioni spesso\u00a0definiti i \u201cnuovi schiavi\u201d sono oggetto di costante dibattito.\u00a0Tuttavia di fronte agli esodi di massa di centinaia di migliaia di persone in fuga dai paesi di origine per scappare da guerre, carestie, stermini, non possiamo oggi non chiederci quale modello di accoglienza alternativo \u00e8 in grado di proporre l\u2019Europa ai milioni di migranti che premono alle sue porte.\n\nOggi che il multiculturalismo ha segnato il suo tempo creando in tante citt\u00e0 europee periferie in cui etnie diverse vivono fianco a fianco rimanendo tuttavia entit\u00e0 separate, possiamo forse guardare con pi\u00f9 attenzione a modelli sociali pensati sulla transitoriet\u00e0, che cercano di costruire sugli interstizi e le zone di confine tra persone e culture.\n\nNessuno a Dubai pu\u00f2 davvero pensare di fermarsi per sempre, e a parte una \u00a0piccola percentuale di locali residenti tutti gli altri hanno una \u201cdata di scadenza\u201d.\u00a0Vivere a Dubai \u00e8 un\u2019esperienza transitoria, e si pu\u00f2 davvero dire che l\u2019unica costante della citt\u00e0 \u00e8 il cambiamento.\u00a0Dubai \u00e8 una realt\u00e0 in costante mutamento, che vedi crescere giorno per giorno insieme all'altezza dei suoi grattacieli, in cui ogni cosa sembra essere temporanea, una citt\u00e0 al crocevia tra est e ovest dove un tempo si incontravano le carovane e dove ancora oggi la gente viene e va come grani di sabbia trasportati dal vento del deserto.\n\u201cWelcome to the future\", benvenuti nel futuro\u201d non \u00e8 quindi solo un cartello che accoglie il visitatore al suo arrivo all\u2019aeroporto; per questo riflettere sul modello Dubai oggi pu\u00f2 essere utile a ridimensionare i nostri stereotipi, un\u2019apertura a volo di uccello sulle contraddittorie forze che compongono la nostra tormentata, controversa, ipercomplicata societ\u00e0 globale, nella quale il nuovo e l\u2019antico, gli stili di vita pi\u00f9 tradizionali e pi\u00f9 avanzati, in qualche modo coesistono, anche se a volte non sembrano avere molto in comune.<\/p>\t\t\t\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/div>\n\t\t\t\t\t<\/div>\n\t\t<\/section>\n\t\t\t\t<\/div>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I arrived in Dubai at the beginning of November 2015. 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