SOCIAL DREAMING MATRIX – 5 MAGGIO 2020

I SOGNI AL TEMPO DEL COVID 19

Volare alto nel cielo, a mani aperte, in mezzo a fluttuanti sciarpe colorate; il becco di un’anatra di un giallo intenso, bello, spunta da una tana sulla riva di uno stagno; camminare a piedi nudi in un lago di gelatina di un color caramella verde fluido, l’acqua è calda e piacevole, una meraviglia; coltivare una rosa profumata sul balcone di casa e scoprirsi disperati perché qualcuno l’ha rubata; ammirare stupiti la vista del lago dalla finestra del terrazzo di casa; accarezzare il manto morbido di un agnellino seduti su un prato verde, prima di scoprire, aprendo una zip, che sotto il manto c’è uno scheletro.

I sogni della quarta Matrice di Social Dreaming, il 5 maggio scorso, data che ha segnato anche la fine del lockdown, parlano di una riscoperta della sensorialità attraverso tutti i sensi, dalla vista al tatto, dal gusto all’olfatto; sensazioni vivide, forti, vitali, promesse di una rinascita. 

Attraverso i sensi la natura perde gli aspetti inquietanti e minacciosi che avevano tanto spazio nelle precedenti matrici, all’inizio del nostro percorso, e diventa una fonte di benessere e di gioia, una nuova sorgente di vita. Nei sogni ci immergiamo con piacere in una natura da riscoprire, meravigliosa e vitale, a cui non solo possiamo adattarci ma che anzi ci aiuta ad abitare nuovi mondi, ci insegna a volare e a respirare sott’acqua come un pesce.  

I tanti sogni che si susseguono sono sequenze di immagini come quelle di un film, narrano storie popolate di personaggi cinematografici, letterari e fantastici come Madonna, Al Pacino, Joe Pesci, Harry Potter e le torri di Hogwarts, il Piccolo Principe e la sua rosa. 

Come in un gioco di specchi la riscoperta dei sensi rimanda alla ricerca di un senso, alla necessità di un principio organizzatore che aiuti a sistemare le cose e a dare un metodo, in uno strano gioco di alterazione di significati nel quale, come qualcuno ha fatto notare, sembra che l’inconscio si sia divertito parecchio a confondere le acque.

Come in un gioco di specchi il piacere di stare insieme nello spazio della matrice e di rispecchiarsi negli altri si intreccia al bisogno di essere protagonisti e di mettersi a nudo, la scoperta inebriante di nuove sensazioni nasconde la paura di lasciarsi andare all’allucinazione, l’alterazione dei sensi evoca la perdita del controllo.

L’iperrealtà che viene dal potenziamento dell’esperienza sensoriale è inebriante, ci muoviamo in una sorta di realtà aumentata che lascia intravedere una possibilità di rinascita, è un percorso iniziatico che apre a nuove possibilità; ma richiede anche la capacità di affidarsi, di lasciarsi andare, di entrare senza paura dentro il flusso collettivo, senza pensare che l’alterazione dei sensi possa nascondere un pericolo, qualcosa di orribile come l’abuso di bambini.

Nei sogni ci muoviamo tra iperrealtà a allucinazione, due poli opposti in cui realtà cinematografica e fiaba si incrociano, dove una scuola si trasforma in un tendone da circo dentro il quale tutto si fa confuso e pericoloso. 

Il percorso creativo evocato dalle tante immagini di donne gravide e splendenti di vita è tutto al femminile, potenzialmente generativo, orientato alla cura. L’immagine del femminile è potente e magica, evoca l’invisibile e il trascendente, guarda al futuro; ma è anche una creatività bloccata nella sterile attesa di un regista che non arriva, simboleggiata da un occhio cucito che non può vedere, reso cieco da un bisogno di ipercontrollo di una coscienza vigile che non molla la presa, come una iena affamata. 

Dioniso e Apollo si sfidano, ancora una volta, sul terreno di una vita che rinasce ma è tutta da reinventare, nella quale il mondo dionisiaco dello sperdimento sensoriale inebriante, confusivo e collettivo si scontra, ancora una volta, con la visione apollinea del controllo razionale, cosciente, individuale. 

Femminile e maschile, sentimento e ragione, visibile e invisibile, rimangono separati, indicano una soglia e un confine difficili da attraversare, e la sintesi sembra sfuggire di mano.

Le nuove nascite sono immagini cariche di vitalità, bellezza e speranza, ma potrebbero anche essere un progetto che forse non si realizzerà mai, e le gravidanze tanto attese potrebbero essere gravidanze isteriche.

SOCIAL DREAMING MATRIX – 15 aprile 2020

I SOGNI AL TEMPO DEL COVID 19

La Matrice di Social Dreaming del 15 aprile scorso, terzo incontro del nostro ciclo Sogni al tempo del COVID 19, ci parla di un mondo scomposto, deformato, frammentato; un mondo di cose andate in pezzi che è difficile ricomporre. 

I sogni raccontano di un gioco di bastoncini di Shangai da estrarre uno ad uno, sapendo che se sbaglio mossa perdo tutto; di un volto classico di donna che si scompone in frammenti come in un quadro di Picasso; di un paio di occhiali che di colpo si rompono in mille frammenti, di una moto che va in pezzi in un parcheggio, di un cellulare che si rompe in mano. 

Nei sogni cammino in una città in cui è facile perdersi e di cui non riconosco più le strade, tutto ciò che prima era familiare sembra ora diverso visto da un’altra angolazione, le fermate della metropolitana sono nascoste da foreste di alberi; cerco le spiagge che amavo ma non riesco a ritrovarle, i mezzi di trasporto abituali si incastrano uno nell’altro, un taxi dentro un treno sopra a un traghetto, e il viaggio diventa impossibile. 

Passo da un treno all’altro, lascio una festa troppo affollata e mi ritrovo in uno strano luna park con cariatidi dai volti sbrecciati e dai piedi enormi, come in una sequenza di immagini di un film di Fellini. Nel paesaggio ci si perde e ci si ritrova senza soluzione di continuità, senza un senso preciso, le direzioni si confondono e chiedere indicazioni diventa un’impresa difficile perché lungo la strada incontriamo strani personaggi di cui è difficile fidarsi, un bambino biondo con gli occhi azzurri potrebbe essere il figlio di un assassino, una vecchina dall’aria apparentemente innocua chiede a uno strano elettricista di avvitare una lampadina gigante. 

Un mondo dove gli edifici sono diventati enormi, giganteschi, ricordano i palazzi dell’EUR, oppure vecchi cinema con panche di legno, e dentro di essi le stanze sono nicchie sovraffollate di persone festanti la cui allegria suona minacciosa e spaventa. 

Un mondo che ricorda la vigilia di uno tsunami, dove le regole sono saltate e il potere è evocato dalla faccia di Renzi che ride sornione di fronte allo sconcerto generale.

Il viaggio è dunque un viaggio di ricerca, ma anche un viaggio verso l’ignoto. 

E’ il viaggio di Ulisse verso Itaca, dove il ritmo è scandito dal canto delle balene, un canto che cattura e del quale si rischia di rimanere prigionieri; ma il viaggio è anche la Svizzera, il confine verso una meta che rimanda a un mondo ordinato e tranquillo che nasconde in realtà qualche stranezza, otto militari insieme a otto pagliacci vestiti da uccelli. 

In questo mondo deformato, dove le figure si scompongono come in un quadro di Picasso, dove il meraviglioso (wondrous) coincide con il terribile, dove l’altro ha l’aspetto inquietante del doppio con tutte le sue ombre, gli uomini tornano a essere protagonisti, segnando una marcata differenza rispetto ai precedenti incontri di Social Dreaming, nei quali protagonisti erano il mondo della Natura che prende il sopravvento sulla Cultura (matrice Social Dreaming del 1 aprile) e il Selvatico che prende il sopravvento sul Domestico (matrice Social Dreaming del 17 marzo). 

Unico rappresentante del mondo animale questa volta è la balena, mammifero e pesce, capace di abitare le profondità del mare e di alzarsi con un guizzo verso il cielo, simbolo di morte e di rinascita, di introspezione e di solitudine. Il canto delle balene può essere affascinante e terribile, e come in Moby Dick la balena evoca la lotta perenne dell’uomo al confine tra rinascita e distruzione. L’immagine della danza che viene ad esso associata è tutta interiore, una danza di spiriti che oscilla tra il fascino della trasformazione del butoh giapponese e un “tango glaciale”, come quello ballato dagli abitanti di Wuhan alla riapertura della città. 

Danza di spettri o danza di rinascita? La risposta rimane aperta.

Il rapporto tra dentro e fuori, tra realtà interna e realtà esterna, che nel primo Social Dreaming del 17 marzo avevamo identificato con il “perturbante”, e nel secondo Social Dreaming del 1 aprile con il “surreale”, è diventato ora un mondo deformato nelle proporzioni, gigantesche, e nella percezione, alterata; una relazione affascinante, meravigliosa, che può prefigurare la rinascita di un mondo nuovo, ma anche nascondere aspetti terribili e inquietanti. 

Percorrere questo nuovo mondo, attraversarlo, trovare nuovi modi per esplorarlo, fa pensare a scoperte entusiasmanti ma nasconde anche grandi pericoli; soprattutto però, la grande incognita è la relazione con l’altro, al tempo stesso risorsa e nemico, e non è facile immaginare come sia possibile stabilire un contatto. 

SOCIAL DREAMING MATRIX – 1 aprile 2020

Due gatti si guardano stupiti nella stanza mentre cerco il vestito giusto da indossare; due persone parlano tra loro in una serra piena di piante e libri; due collane che contengono storie, due colori che spaventano, il giallo e il viola. Nella Matrice di Social Dreaming online del 1 aprile scorso la ricorrenza del numero 2 ha guidato le esplorazioni del nostro piccolo gruppo di “dream hunters”, alla ricerca di connessioni e significati che in questo momento possono aiutarci a dare un senso alla straniante normalità delle giornate in casa nel tempo sospeso del COVID 19.

Il numero 2 è femminile, passivo, ricettivo. Nel I-Ching il 2 rappresenta il principio yin, il magnetismo e la ricettività della Terra, in opposizione al dinamismo maschile dello yang; il 2 rimanda alla polarità maschile/femminile e all’unione, è il numero della coppia, dell’intimità e dell’armonia, ma anche dell’indecisione e della necessità di sottostare alle leggi della natura, costanti e immodificabili; il processo creativo di stampo femminile viene attraverso l’attesa, l’amalgama, il dare alla luce, sostando nella capacità di un contenitore che dà spazio all’immaginazione.

La dualità insita nel numero 2 è forse quella dell’opposizione tra Natura e Cultura, che emerge con forza dai sogni? E quanto è davvero un’opposizione, quella tra Natura e Cultura? Oppure l’archeologia del passato, gli artefatti più belli della cultura umana, potrebbero venire inglobati da una natura che prende lentamente il sopravvento, fino ad arrivare a cancellare le tracce della razza umana? Nei sogni, un gatto graffia i bassorilievi di Petra fino a trasformarli in sabbia, uno pneumatico viene inglobato in un albero, camminiamo a piedi in autostrade vuote che si snodano tra foreste di alberi e spiagge deserte, lupi, piccioni, cerbiatti prendono possesso delle città. Questo nuovo paesaggio che si presenta è strano, non lo riconosciamo più, non siamo più abituati a percorrerlo e ci sentiamo goffi, impacciati, nell’attraversare le strade delle nostre città.

Il paesaggio dei sogni sembra essere oggi molto diverso da quello di due settimane fan nella matrice di Social Dreaming del 17 marzo. Il mood si è fatto più intimista, ci si aggira in stanze e ambienti chiusi in cui ci si sente prigionieri (la canzone The Prisonners di Caparezza fa da leit motiv), ma all’interno di queste stanze si possono trovare piccoli tesori, collane colorate che contengono storie di paesi lontani, piccoli oggetti preziosi che vengono da una antica vettura “molto particolare” piena di ricordi felici. Morte e vita si alternano in uno scambio continuo senza riuscire a ricomporsi, e una splendida pista da sci in neve fresca ricorda la morte di un amico.

Il colore giallo, che nel Social Dreaming del 17 marzo scorso era il colore del sole e dell’energia del potere, prende aspetti ancora più inquietanti, è il colore del saio dei lebbrosi, della stella di David che segnava gli ebrei durante il nazismo; il giallo compare all’improvviso nel monitor di un telefonino, insieme al viola, il colore della quaresima, in una iperbole che ricorda quella dell’ascesa del virus.

Il prossimo mercoledì 15 aprile sogneremo ancora, in una nuova Matrice di Social Dreaming online, vi aspettiamo !!!!

MATRICE SOCIAL DREAMING ONLINE – NUOVE EDIZIONI IL 1 e 15 APRILE 2020

I SOGNI AL TEMPO DEL COVID 19

Vivere confinati in un tempo sospeso, una bolla temporale che si affaccia sull’ignoto. Vivere su una soglia pensando che prima o poi dovremo attraversarla, che questo tempo vuoto avrà un limite, anche se oggi non sappiamo ancora quando e cosa troveremo al di là della porta.

In questa zona di confine, in questa terra di mezzo in cui da qualche settimana tutti noi viviamo,  sperimentiamo ogni giorno emozioni contrastanti che è sempre più difficile tenere insieme. 

Isolati nel chiuso delle nostre case, gli oggetti che da sempre fanno parte del nostro quotidiano ci guardano minacciosi. Sono tutti lì, a portata di mano, rassicuranti e inesorabili, troppo vicini per poterli evitare, sembrano di colpo essersi caricati di significati misteriosi con cui fino a qualche giorno fa non eravamo abituati a confrontarci. 

Improvvisamente, tutto quello che nel tempo concitato di prima conferiva stabilità e normalità alle nostre vite, la rassicurante sensazione domestica di casa, focolare, intimità familiare, sta rivelando la sua faccia nascosta, quella che fino ad ora avevamo  cercato di non vedere. Oggetti e ricordi spuntano minacciosi da ogni parte dietro l’apparente normalità in cui vorremmo rifugiarci, e dietro ad essi appare di colpo quello che Freud ha chiamato il “perturbante”. 

La rimozione non è più possibile. 

Come in un sogno, non sappiamo ancora se bello o brutto, il “giardino nascosto” della nostra intimità più profonda si rivela attraverso vaghe sensazioni di inquietudine e timore, uno spaesamento interiore che riaffiora da un mondo lontano e che sembra essere anche incredibilmente attraente, perché ricorda qualcosa che in fondo sappiamo di avere sempre cercato. Qualcosa che lascia intravedere la possibilità di allargare il confine stretto e angusto della coscienza in cui l’Io rimane troppo spesso imprigionato, ma che porta con sé anche il presentimento di un pericolo in cui potremmo perderci.

Oggi stiamo probabilmente vivendo un trauma collettivo, immersi in un tempo immobile, irrigidito nella staticità di un presente, scandito dalla ripetizione insensata di giornate tutte uguali, segnate da una durata che ancora non siamo in grado di misurare. Brancoliamo nel buio di un futuro che non riusciamo a immaginare, nell’arco della stessa giornata oscilliamo tra euforia e depressione, potenza e impotenza.

Superare il trauma richiede accettare la possibilità di un cambiamento e la capacità di confrontarsi con le proprie paure. Saremo capaci di farlo? Torneremo più come prima? Oppure il giardino dell’Eden è irrimediabilmente perduto? 

Immagini di questo perturbante che ci accomuna sono apparse nei sogni scambiati nella Matrice del Social Dreaming Online del 17 marzo scorso, a poco più di una settimana dalla prima emergenza COVID 19 che ha imposto a tutti il divieto di uscire di casa se non per ragioni di assoluta necessità. Fichi secchi disposti in ordine sparso su un tavolo di cucina, neri, morti, disidratati; scatole di scarpe impilate una sull’altra che somigliano a bare; bicchieri che si sgretolano in mano, sono i segnali segnali di una quotidianità inquietante che, al di là delle apparenze, sembra non avere più nulla di familiare. 

Al Domestico si contrappongono, nei sogni, immagini del Selvatico, il mondo degli istinti ormai sfuggito al controllo che prende di colpo il sopravvento, una sorta di punizione divina da cui non sappiamo come difenderci: divinità solari con la testa di uccello; uccelli abnormi simbolo di trascendenza e di arti magiche divinatorie; e il colore giallo, simbolo del sole e del potere, che in alchimia rappresenta lo stadio della “citrinitas”, trasformazione e rinascita di energie senza controllo, che spaventano. 

L’immagine della porta segna il confine tra i due diversi mondi del Domestico e del Selvatico: trovarsi davanti a una porta chiusa contiene sempre una domanda, un dilemma: aprire la porta oppure no? Vietato entrare è un’ammonizione frequente, indica un varco tra due dimensioni, rappresenta al tempo stesso una possibilità e un divieto, lascia intravedere un pericolo. La porta rappresenta la soglia tra due mondi, il confine tra interno ed esterno, tra il noto e l’ignoto, tra il sonno e la veglia; indica la possibilità della trascendenza e il coraggio dell’immaginazione, ma evoca anche la necessità di rituali propiziatori, di protezione, da sempre affidata a immagini sacre a custodia della soglia.

La finestra rappresenta invece il confine tra il Dentro e il Fuori, tra il giardino segreto della nostra intimità e lo spazio esterno che non riusciamo più a immaginare. La finestra è un’apertura sul mondo che incarna il desiderio del fuori, la brama di fuggire, la voglia di vedere cosa c’è al di là dello sguardo. La finestra sollecita l’immaginazione, è una spinta ad andare oltre il limite imposto dallo sguardo. Evoca la soglia sottile che separa il visibile e l’invisibile, secondo la celebre frase del Piccolo Principe “l’essenziale è invisibile agli occhi”; è al tempo stesso finestra sull’eternità e memoria di un giardino perduto. La finestra, infine, è un limite, ma è anche un limite che possiamo controllare, aprire e chiudere, possiamo far entrare la luce o schermarla con una tenda se è troppo forte, permette di indovinare la presenza e la necessità dell’ombra; la finestra indica il passare del tempo, divide il giorno dalla notte, dà un ritmo all’esistenza e rassicura che il domani sarà uguale all’oggi. 

Questi alcuni degli stimoli che abbiamo raccolto dai sogni il 17 marzo scorso. Continueremo a sognare insieme, in altre due edizioni di Social Dreaming online previste nelle date sotto indicate.

Se anche voi volete diventare “dreamhunters”, cacciatori di sogni, segnalateci il vostro interesse.

PROSSIME EDIZIONI MATRICE SOCIAL DREAMING ONLINE

  • Mercoledì 1 aprile 2020 (sold out)
  • Mercoledì 15 aprile 2020 (posti ancora disponibili)

TRA TERRA E CIELO

Narra il mito che il dio Apollo, innamorato della bella Coronide, dovendosi assentare per un periodo di tempo decise di incaricare il corvo, suo fedele servitore, di sorvegliare la fanciulla. Il corvo era allora un uccello dal piumaggio bianchissimo, candido come la neve, e ubbidì fedelmente al suo padrone. Così, quando durante l’assenza del dio Coronide si innamorò del giovane Ischi e tradì Apollo, il corvo volò immediatamente ad avvertire il suo padrone dell’infedeltà dell’amata.  A quel punto Apollo, preso dalla collera, uccise Coronide trafiggendola con una freccia. Ella però prima di morire gli rivelò di essere incinta di suo figlio che, per colpa della sua collera, sarebbe morto insieme a lei. Pentito del suo gesto, Apollo tentò con ogni rimedio di riportare in vita Coronide; non riuscendoci, prima di porla sulla pira già accesa, estrasse il bambino dal suo ventre e lo affidò al centauro Chirone. Al bambino fu dato il nome di Esculapio, che in seguito, ereditando le doti curative paterne, sarebbe diventato il dio della medicina. L’ira di Apollo si scatenò tuttavia anche sul corvo, reo di aver fatto la spia e di aver quindi causato la morte di Coronide, e il dio per la collera  trasformò il colore delle sue piume da bianche a nere. “Troppo loquace fu il corvo, ecco perché da bianco che era si vide di colpo annerire le penne”, dice Ovidio. 

Il mito racconta dunque l’origine del colore nero delle piume del corvo, e come e perché questo uccello sia tradizionalmente considerato presagio di sventura. Sempre il mito ci aiuta anche a vedere il legame profondo e ambiguo che esiste tra Esculapio, dio della medicina e figlio di Apollo, e il corvo come simbolo di divinazione, magia nera e guarigione; le maschere a forma di becco di uccello che durante la peste del ‘600 i medici indossavano per visitare i malati ed evitare il contagio trovano così una spiegazione.

“L’abito del medico della peste si riferisce all’abbigliamento utilizzato un tempo dai medici per proteggersi dalle epidemie. L’abito era costituito da una sorta di tonaca nera lunga fino alle caviglie, un paio di guanti, un paio di scarpe, un bastone, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco dove erano contenute essenze aromatiche e paglia, che agiva da filtro”, recita Wikipedia. L’accostamento con le immagini oggi a noi tutti tristemente note dell’abbigliamento che indossa il personale medico e paramedico che negli ospedali assiste i malati di coronavirus è immediato e inevitabile.

Gli uccelli dunque sono da sempre un potente simbolo dell’immaginario collettivo. Per la loro capacità di unire cielo e terra, di passare da un elemento all’altro, non sembrano soggetti alle stesse leggi naturali che regolano la vita dell’uomo. Da sempre il volo degli uccelli ha ispirato le capacità creative dell’uomo e le sue arti divinatorie, ha dato ali all’immaginazione umana, ha alimentato il senso di trascendenza, di collegamento tra la realtà conscia e il profondo regno dell’inconscio. 

L’idea stessa di trascendenza è popolata di figure alate: la colomba bianca dello Spirito Santo; il corvo nero uccello divinatorio di Apollo; gli angeli, metà uccelli e metà uomini; il dio Mercurio, lo spirito alato dell’alchimia, simbolo della trasformazione; gli antichi sciamani che viaggiavano per il mondo con le loro ali magiche. 

Dalle profondità delle psiche alle vette dello spirito si può forse passare con “un colpo d’ala”; ma il passaggio non è mai indolore e per iniziare il viaggio bisogna essere preparati ad affrontare “il buio dell’anima”.

Grandi corvi neri come la pece, enormi pappagalli con il becco giallo che non riescono più a volare, divinità solari con la testa di uccello come il dio Horus dell’antico Egitto, sono alcune delle potenti immagini che hanno attraversato i nostri sogni qualche giorno fa, martedì 17 marzo, nel primo esperimento di Matrice di Social Dreaming Online.

Già altre volte in questo blog abbiamo parlato del Social Dreaming, e di come la Matrice sia un modo di condividere i sogni all’interno di un contenitore sicuro e protetto, nel quale il sogno non viene trattato dal punto di vista individuale e terapeutico del sognatore, ma viene messo in comune con altri, donato all’interno di un gruppo. Obiettivo della Matrice di Social Dreaming è esplorare i significati comuni dei sogni che restano normalmente nascosti, mettere in evidenza le innumerevoli corrispondenze tra immagini e figure archetipiche che ricorrono nei sogni di tutti, cercando trame di significato che i sogni al tempo stesso svelano e nascondono, capaci di farci vedere il presente sotto altri occhi e di aiutarci a immaginare un futuro possibile.

Oggi, nel tempo sospeso di forzato isolamento nelle nostre case che tutti noi stiamo vivendo, abbiamo improvvisamente capito che un cambiamento radicale e non più evitabile si è improvvisamente palesato a sconvolgere la nostra quotidianità. 

Oggi, tutti noi stiamo maturando la convinzione che il nostro mondo globalizzato e veloce ci era forse sfuggito di mano, e che nulla da ora in poi potrà più tornare come prima, che i segnali di cambiamento erano forse già nell’aria molto prima del virus solo che noi non sapevamo o non volevamo coglierli. 

Oggi, però, siamo tutti più attenti a indizi, presagi, presentimenti, e stiamo realizzando che i nostri stati d’animo, speranze ed emozioni possono farci da guida in una complessità che resta ancora indecifrabile. Oggi comincia a essere chiaro che dipenderà da ognuno di noi, e da noi soltanto, decidere quanto spazio vogliamo e sappiamo dare alla ricerca di nuove strade.

Per questo ci è sembrato importante, fondamentale, oggi, costruire uno spazio nel quale condividere ed esplorare insieme i nostri sogni. 

Continueremo a farlo, nei prossimi giorni e settimane, e continueremo a raccontare e raccontarvi cosa ci dicono le immagini dei sogni.

Il mondo che vogliamo dobbiamo prima immaginarlo

Prometeo, narra il mito, ha dato agli uomini il fuoco, ma suo fratello Epimeteo ha donato loro la speranza. Attraverso il fuoco l’uomo ha scoperto l’arte della conquista, del dominio sulla natura, e la guerra; attraverso la speranza, l’ultima delle qualità rimaste nel vaso di Pandora, ha imparato a condividere con altri un destino comune.

Di cosa abbiamo più bisogno oggi, di fuoco o di speranza? 

Saremo capaci, negli anni a venire, di mettere da parte il nostro spirito prometeico per andare verso qualità epimeteiche?

Questa è una delle tante domande su cui ieri, giovedì 16 gennaio, ci siamo confrontati nella sessione di Listening Post che Ariele – Associazione Italiana di Psicosocioanalisi conduce ogni anno, a gennaio, per l’Osservatorio Internazionale di OPUS UK (Organization for the Promotion of Social Understanding).

Da molti anni ormai in Ariele abbiamo avviato esperienze e sperimentazioni per osservare e comprendere il cambiamento in diversi contesti organizzativi, utilizzando la metodologia del Listening Post. Alla base del Listening Post sta il presupposto che le dinamiche sociali in atto possono essere esplorate all’interno di un gruppo in quanto rappresentativo di un sistema allargato, dove la coesione interna e la motivazione dei singoli partecipanti è data dalla condizione comune di “reflective citizens”, membri di una comunità che si interrogano sulle proprie esperienze e vissuti, ma anche sulle possibilità future di intervento e coinvolgimento attivo.

Viviamo anni di grandi cambiamenti che segnano il passaggio verso un mondo ancora sconosciuto e dagli assetti instabili in via di definizione. Tutti siamo esposti a una condizione nuova, che da un lato attiva speranze e progetti, ma allo stesso tempo sollecita ansie e paure. 

In questa situazione diventa fondamentale sviluppare una complessiva capacità riflessiva per affrontare le sfide del nostro tempo con maggiore comprensione e lucidità, razionale ed emotiva, partendo dalla convinzione che testa e cuore debbano camminare insieme per incidere sul futuro.

Sono profondamente convinta che se ognuno di noi riuscirà a far fronte ai cambiamenti che ci aspettano dando corpo e sostanza ai propri sogni, se ognuno di noi riuscirà a immaginare il futuro e a prefigurare le proprie possibilità e potenzialità di dargli forma, tutto questo inciderà profondamente sulle possibilità collettive di realizzarlo.

Contribuire a sviluppare una capacità di pensiero al tempo stesso “riflessiva” e “satellitare” che contribuisca a dare un senso nuovo e condiviso all’esperienza personale e all’immaginario sociale, diventa una necessità strategica prioritaria.

Il prossimo appuntamento, sempre in Ariele, sarà il 27 febbraio, per condividere sogni e speranze all’interno di una Matrice di Social Dreaming.

About my experience as PDE Analyst – IMD Business School, Lausanne

Therapy sessions help MBA: students learn leadership skill

A Swiss business school believes its Jungian approach has a positive impact on graduates

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IMD’s dean of faculty and research Anand Narasimhan and Janet Hewetson, who runs the personal development programme at the business school © Dom Smaz/FT

Every Saturday, MBA students at Switzerlandʼs International Institute for Management Development (IMD) in Lausanne, have an hour-long one- on-one session with a psychotherapist.

There are no couches in the rooms used for therapy, but Janet Hewetson, who runs this personal development elective (PDE), makes the space less formal. She pushes the white table normally separating students and professors to one side. Instead, they sit face to face near a board on which they can draw — one of a number of techniques used to express feelings within the session.

“Life here is fast paced,” Ms Hewetson says. “The PDE is an opportunity for students to really pull out of the bubble and get some perspective to

relate to themselves and others. Itʼs an opportunity to switch rhythms from an outward-directed, linear, performance-focused perspective and get practice in slowing down, being reflective and checking in with themselves.”

Courses in leadership with practical support from mentors and career counsellors are now standard at business schools. But IMD has been offering the PDE programme for 20 years, long before most business schools realised the importance of “soft skills”.

And even in todayʼs environment, its offer of regular consultations with Jungian analysts trained at the CJ Jung Institute or the International School of Analytical Psychology Zurich, is still exceptional.

These sessions are very different from the rest of IMDʼs MBA programme. They probe personal and professional backgrounds and concerns through an initial written autobiography. The discussions are supported by a variety of techniques, from dream interpretation to word association, and use a range of therapeutic approaches. Students are encouraged to talk in complete confidence and not share their experiences with others.

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Janet Hewetson talks to students about their dreams during her psychotherapy sessions with them © Dom Smaz/FT

Ms Hewetson points to a picture of an iceberg floating largely submerged on a dark blue sea, which she uses to explain the extent of experiences beyond the conscious mind. “Most students are not aware of the unconscious,” she says. “I talk about dreams and ask them about their priorities and how they would like to use our time. The psyche knows, and whatʼs important leads the way.”

When IMD started the PDE programme two decades ago, it was the idea of Jack Wood, a former US Airforce officer, who joined IMD to teach leadership. “The role of unconscious processes had become clear to me from graduate school and my military training,” he says. “Companies love competences but in some contexts your actions are a function of the system you are working in.”

IMDʼs leadership training at that time was provided by mountain guides whose approach was “follow me up the hill, the leader is the one at the front”; and by human resource managers who “ended up colluding unconsciously with participants”.

Mr Wood wanted leadership to be taught by “people with psychological insight, who could read the agenda on and under the table, and ask students about their feelings”. At the time, he was also studying at the Jung Institute, and came up with a plan for teaching the MBA students in a way that would suit both institutions. IMD would offer them 20 therapy sessions, conducted by psychoanalysts from the institute, who needed practical experience to complete their training.

He overcame IMDʼs initial concerns over the rationale and cost and designed a course which drew on the Jungian tradition as well as other schools of analysis. Participation was voluntary, but soon nearly all students were taking part and few dropped out.

Today, support for the programme, which is still optional, permeates the faculty. “We donʼt have this tradition in India — we werenʼt living in ‘Woody Allen landʼ”, says Anand Narasimhan, IMDʼs dean of faculty and research. “There was no self-examination: we were socialised into the idea of an uncomplicated and highly defended idea of the hard-working father and devoted mother. It was avoidance.”

Peter Yorke, vice-president and general manager at P&G Feminine Care, who graduated from IMD in 2002, says: “It forced me to think about the way I behave and look at others in a much more profound way than Iʼd thought about before. I realised we all have slightly different ways of doing things, that culture impacts leadership style and you have to take a step back at the start of an assignment to try to map out peopleʼs motivations and fears.”

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He recently resigned from his longstanding employer because he did not want to raise his children in the Gulf. “The PDE had a very profound effect on work/life balance and has given me a really good compass to sort through the most important things in my career and

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personal life,” he says.

Sean Meehan, dean of the MBA programme, says: “Students have better discussions about what to do next, resolution around dual careers with their spouse, and whether to take a great job in a non-sexy location. It prepares you for anything.”

He adds that IMDʼs small class size of 90 and proximity to the two Jungian institutes gives it “an opportunity to differentiate: we can offer it to 90. Where [at a larger business school] would you find the analysts for 600?”

Graduates also report that the programme enabled them to reflect more clearly on their management styles and behavioural tendencies. Gráinne Moss, chief executive of New Zealandʼs ministry for children, who was at IMD in 2002, says: “We might like to think we are amazing managers, but ultimately we all have our preconceived ideas and personal experiences. We need to understand what is pushing our buttons and to disaggregate what is the right thing for the customer, the client and the business versus for us. The PDE was incredibly helpful for that.”

IMDʼs course is not classic psychotherapy — it is limited in duration and the clients do not present with a perceived problem for treatment. But Ms Hewetson is positive about the benefits for the analysts as well as for the students and she sees the potential for broader applications.

“Perhaps in the future, we will find increasing roles [for analysts] in institutions,” she says.

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SENSO DELL’IMPRESA E PROGETTO PERSONALE

PTempo fa mi capitò di leggere in anteprima la bozza del nuovo libro di un amico, Franco Bolelli, dal titolo accattivante e controverso: Con il cuore e con le palle, nuovi modelli maschili, fanciulle, imprese, mondi creativi; e la mia prima domanda a Franco subito dopo aver letto il titolo, probabilmente piuttosto ingenua, fu: “ma cosa c’entrano le fanciulle e i mondi creativi con le imprese, che in genere sono posti piuttosto noiosi?”… La risposta, paziente, di Franco era stata che impresa era qui da intendere, appunto, in senso lato, nel suo significato di gesta, di sfida; lo stesso significato che del resto le aveva già attribuito Ludovico Ariosto nell’apertura del suo Orlando Furioso: ”Le donne, i cavalier, l’arme, gli amori, le cortesie, l’audaci imprese io canto,…”. Entrambi comunque traemmo, credo, un piccolo vantaggio da questa conversazione surreale: Franco aggiunse a imprese l’aggettivo “eroiche”, giusto per evitare ulteriori fraintendimenti; e io iniziai a pensare all’impresa nel suo doppio significato, di attività economica organizzata ma anche, e forse soprattutto, di sfida personale.  

Oggi avventurarsi nel mondo del lavoro ha sempre più il sapore di un’impresa eroica; se poi a questo si unisce l’intento di realizzare un proprio progetto e di fare, possibilmente, qualcosa che ci piace, la sfida può diventare davvero epica. Tuttavia, praticare l’eroismo e continuare, nonostante tutto, a perseguire i propri sogni è l’unica cosa che ci permette di crescere, di acquistare autonomia e consapevolezza, di scoprire quali sono davvero le nostre potenzialità.

Questa breve premessa per sottolineare tre elementi che sono secondo me fondamentali oggi nel mondo del lavoro, anche se spesso vengono piuttosto trascurati: il valore dell’interpretazione personale, la capacità di essere mediatori di significati, la centralità dei momenti di svolta o di passaggio. L’ultimo in particolare, i momenti di passaggio, è molto poco esplorato nel mondo contemporaneo, anche se è sempre stato un tema centrale in ogni contesto sociale pre-moderno. 

Oggi i percorsi di vita non sono ormai più lineari, complessità e cambiamento sono diventati parte integrante della vita di ognuno, e i “momenti di svolta”, i passaggi da uno stato ad un altro, da una fase di vita ad un’altra, sono vissuti con sempre maggiore difficoltà, perché sovvertono l’ordine quotidiano delle cose e ci spingono a confrontarci con altri punti di vista, a guardare le cose con altri occhi; ma è proprio in questi momenti che si possono aprire nuovi squarci di consapevolezza, vere e proprie “scintille creative” che ci fanno intravedere  possibilità inaspettate. 

Già all’inizio del secolo scorso Arnold Van Gennep aveva per primo sottolineato nelle sue ricerche etnografiche come “la nozione di soglia, che marca e definisce allo stesso tempo sia uno spazio fisico che un momento temporale, in tutte le società stabilisce il passaggio da uno stato sociale ad un altro”. La vita di ogni individuo all’interno di un gruppo sociale è sempre infatti segnata da una serie di riti di passaggio, che implicano il movimento da uno stato sociale ad un altro e mettono in relazione il cambiamento personale individuale con lo status sociale (nascita, pubertà, matrimonio, morte). Nelle società tradizionali elementi rituali accompagnavano la persona in questo percorso e la mantenevano per un breve periodo di tempo sul confine tra i due mondi, caratterizzando questo spazio simbolico “transizionale” come uno spazio sempre marcato da rituali. Secondo Van Gennep, tutti i riti di passaggio, anche se di diversa natura, si dividono sempre in tre fasi: la fase di separazione, la fase liminale e la fase di incorporazione. Nella prima fase di separazione la persona esce dal gruppo e da uno status sociale consolidato e comincia così il suo movimento verso un altro stato; nella terza fase di incorporazione essa rientra nella società con una nuova posizione dopo avere completato il passaggio. La fase liminale, cioè il periodo che intercorre tra questi due stati, si caratterizza invece come un momento di passaggio, di sosta e di attesa, durante il quale non esistono vincoli precisi e obblighi sociali codificati; in qualche modo, in questa fase tutto è possibile. Questo spazio si configura dunque al tempo stesso come un processo personale e sociale di cambiamento, che avviene in una specifica unità spazio-temporale, e come uno stato psicologico specifico, attraverso il quale gli individui acquisiscono progressivamente una nuova autonomia e capacità di auto-determinazione; un processo di cambiamento nel quale il soggetto alla fine ritorna, trasformato internamente e spesso cambiato anche esteriormente, ad occupare un nuovo posto nella società. La fase intermedia, liminale, del margine, è quella più problematica e più interessante, perché è “uno spazio di confine tra due diversi stati che non si caratterizza se non per differenza e che sfugge a ogni rigida classificazione”, dice Van Gennep. Non fa realmente parte né di una fase né di un’altra, spesso è caratterizzata da “una segregazione fisica che è anche sintomo di contaminazione, e viene a volte vissuta come uno stato intermedio tra la vita e la morte”. In Africa Centrale, ad esempio, il luogo in cui i giovani vengono circoncisi viene chiamato “lo spazio dei morti”.  Tuttavia questo spazio si presenta metaforicamente anche come uno spazio creativo, nel quale i normali significati possono essere aggirati e capovolti e una cosa può essere al tempo stesso se stessa e il suo contrario, buona e cattiva, umana e animale, viva e morta, in una sorta di limbo nel quale si possono sperimentare varie possibilità prima di compiere qualsiasi tipo di scelta, rientrando così nella “normalità” dell’ordine sociale. 

In questi momenti che oggi, nella società contemporanea, come sottolinea Victor Turner, tendono a coincidere con la dimensione del lavoro e soprattutto del progetto di vita, assume un’importanza cruciale l’interpretazione personale, da intendere non solo come un elemento performativo ma piuttosto come una soluzione creativa all’interno di un contesto, che permette di interpretare il contesto stesso in modo nuovo. La soluzione creativa che viene dal momento di svolta, un momento in cui come abbiamo visto non si è “né da una parte né dall’altra, e dunque non si è nemmeno del tutto soggetti a regole”, è quindi il risultato di una risposta personale al contesto, di una scelta individuale che richiede, anche, la capacità di elaborare una visione del valore che possono assumere, nel tempo, le proprie azioni. 

PERCORSI DI SVILUPPO PERSONALE IN PROGRAMMI MBA

La realtà della vita di oggi, mutevole, complessa, inframmezzata da frequenti spostamenti in paesi diversi che ci portano a contatto con diverse culture e tradizioni, fa sì che ci troviamo tutti sempre più spesso di fronte alla necessità di affrontare significativi momenti di cambiamento. Si tratta di transizioni verso nuove fasi di vita, scandite da uno stacco nel tempo e nello spazio, molto spesso accompagnate da incertezza, inquietudine, disagio, difficoltà ad immaginare il proprio futuro. In questi “momenti di passaggio” interrogarsi su se stessi, sul proprio passato e sul proprio progetto di vita diventa inevitabile.

Oggi molto più che in passato però, ne sono convinta, abbiamo la possibilità di trasformare i nostri sogni in realtà, e di immaginare progetti di vita autonomi che diano spazio a creatività, relazioni, scoperte, nuovi modi di vivere il rapporto con il lavoro. 

Tuttavia, oggi abbiamo molti contenuti ma pochi contenitori, spazi dove poter scambiare, esprimere, collegare in libertà emozioni, stati d’animo, pensieri.

Trasformare l’incertezza che gli snodi esistenziali inevitabilmente portano con sé in opportunità significa supportare il desiderio delle persone di:

riprogettarsi, reinventando la propria vita personale e professionale in modo autonomo, indipendente, creativo;

imparare ad affrontare cambiamenti frequenti, temporanei, inaspettati, in un ambiente di lavoro internazionale e flessibile;

aprirsi all’incontro con altre culture, dove l’altro, lo sconosciuto, il diverso possono diventare l’occasione per dare spazio allo “sconosciuto che c’è in noi”, riconoscere le nostre parti nascoste, aprirci all’inaspettato.

Intraprendere oggi un percorso di MBA Internazionale Intensive, una scelta che accomuna  un numero sempre maggiore di giovani in tutto il mondo, rappresenta nella vita di ognuno un vero e proprio “momento di passaggio” che va ben al di là dello sviluppo di carriera, coinvolge relazioni personali e stabilità familiare e indirizza l’intero corso della vita futura. 

Partecipare a un MBA Intensive significa infatti rinunciare per un intero anno alla sicurezza legata al proprio abituale stile di vita, lavoro, relazioni, per entrare in una dimensione sospesa, transitoria, in cui ci si prepara ad affrontare nuove sfide, una dimensione in cui le aspettative sono alte e il futuro incerto: un vero e proprio “spazio transizionale” dunque, potenzialmente trasformativo, che innesca un processo di maturazione personale nel quale per entrare in una nuova fase di vita è necessario modificare gli abituali modelli di comportamento, schemi di pensiero, abitudini.

La mia esperienza come Analista nel percorso Personal Development Elective (PDE) che l’IMD di Losanna ha da diversi anni inserito nel suo programma MBA International rappresenta un’opportunità unica per avvicinarsi a un percorso di analisi individuale e Self Experience a supporto della crescita personale in un momento di passaggio così importante per lo sviluppo del sé; un’occasione radicalmente diversa da coaching e mentoring tradizionali finalizzati allo sviluppo di carriera che vengono solitamente offerti nei programmi MBA.

Le sessioni di analisi individuale che il PDE offre si propongono infatti di sviluppare in ognuno dei partecipanti, con un percorso personale di riflessione su se stessi, le proprie potenzialità e le proprie aspettative, autoconsapevolezza e conoscenza di sé attraverso il contenimento e la canalizzazione delle energie psichiche mobilitate durante l’anno di MBA verso un processo di sviluppo significativo e duraturo per:

  • immaginare nuovi progetti di vita e rivedere strategie personali non più sufficienti ad affrontare la nuova realtà
  • guardare all’esperienza di vita di ognuno come a un’occasione di sviluppo di una storia personale unica e singolare
  • aprire una nuova prospettiva per l’educazione manageriale, come una funzione al di là del tempo e dello spazio, un vero e proprio moderno “rito di iniziazione”.

Learning to fly, follow your dreams…

The Flying Carpet propone un nuovo calendario di eventi per il 2019 e augura a tutti  Buone Feste 

“Forse dovremmo concedere alla natura umana una istintiva voglia di spostarsi, un impulso al movimento nel senso più ampio. L’atto stesso del viaggiare contribuisce a creare una sensazione di benessere fisico e mentale, mentre la monotonia della stasi prolungata e del lavoro fisso tesse nel cervello delle trame che generano prostrazione e un senso di inadeguatezza personale.” (Bruce Chatwin, Cosa ci faccio qui?)

Oggi, in un tempo di migrazioni, viaggi, scoperte, inquietudini, incertezze, migliaia di uomini e donne che attraversano mari e deserti e affrontano ostacoli e pericoli immensi sono costretti a porsi quotidianamente questa domanda, “cosa ci faccio qui?”. Per questo diventa sempre più importante elaborare insieme nuove risposte.

Ho sempre considerato lo spazio e il movimento dimensioni vitali, necessarie  per dare senso e ritmo all’esistenza.

“Chi si ferma è perduto”, diceva spesso mio padre.

“Odio i viaggi e gli esploratori…”, scriveva Levi Strauss nell’esordio di Tristi Tropici, meraviglioso libro di viaggi ed esplorazioni.

Ogni movimento, ogni spostamento, ogni cambiamento costano fatica, ma sono anche la condizione necessaria per mettersi alla prova, sperimentare sulla propria pelle il valore della differenza, aprirsi al mondo con curiosità e voglia di scoprire. Ogni movimento è  una boccata di aria fresca, apre nuovi orizzonti, e soprattutto evita le “ragnatele al cervello” di cui parla Bruce Chatwin a proposito della vita sedentaria. E’ importante però imparare a “viaggiare leggeri”, portandosi dietro solo l’essenziale; per questo, paradossalmente, spesso la cosa più importante è viaggiare innanzitutto con la fantasia”, il modo migliore che abbiamo per scoprire i mondi nascosti che esistono non soltanto al di fuori ma anche dentro di noi. In fin dei conti Emilio Salgari ha scritto Sandokan e i pirati della Malesia senza mai muoversi da Torino….

Nel 2019 il Tappeto Volante vuole ampliare i suoi orizzonti con un nuovo calendario di “viaggi di scoperta”; qui sotto i primi appuntamenti da segnare in agenda:

  • 18 gennaio 2019: Ascoltare e comprendere il cambiamento: istantanea dell’Italia all’alba del 2019. Gruppo di discussione sul cambiamento che stiamo vivendo oggi in Italia e nel mondo, per immaginare insieme nuove possibilità di intervento come “cittadini riflessivi”. A Milano, in Ariele, via Conservatorio 22.
  • 22 febbraio 2019: Laboratorio sui sogni. Primo incontro di un ciclo di tre esplorazioni sul tema del sogno e del viaggio. Mettersi in cammino spaventa perché significa  affrontare l’ignoto e ci proietta in una “no man’s land”, una terra di nessuno nella quale non sappiamo come muoverci. Crisi e cambiamento vanno spesso di pari passo, ma sono anche un’opportunità per cambiare il nostro sguardo sulla realtà, scoprire nuove possibilità, aprirsi a nuovi sogni. Il 22 febbraio, dalle 18 alle 21, al Centro dell’Incisione in Alzaia Naviglio Grande 66 – Milano,  esploreremo le potenzialità del viaggio di scoperta di se stessi e di nuovi territori nella prima sessione di Social Dreaming.
  • “Learning to fly, follow your dreams”:  percorsi brevi di Counselling Analitico: nel periodo gennaio/giugno 2019, offerta di un pacchetto di 4 sessioni di Counselling Analitico da programmare nell’arco di un mese al prezzo speciale di 100€, per iniziare ad impostare un viaggio di scoperta di se stessi e delle proprie potenzialità, aspettative, motivazioni (info@theflyingcarpet.it).

Reinventare il lavoro, reinventare se stessi

“Sognare il sogno impossibile…” (Don Quijote)

“Caminante no hay camino, se hace camino al andar” (Antonio Machado)

I nomadi non partono mai davvero. E nemmeno ritornano. Tutta la loro vita sta in un andare e venire continuo, e il loro sapere nasce dai piccoli dettagli del paesaggio che incontrano viaggiando, spazi deserti e alberi immensi, stelle e cieli infiniti.

Viaggiando, portano con sé nel cammino tutto ciò che posseggono, compresi i loro sogni.

Io credo che, oggi più che mai, abbiamo la possibilità di trasformare i nostri sogni in realtà, perché di tutti i futuri possibili che possiamo immaginare il cambiamento più veloce riguarda il modo in cui viviamo il lavoro.

Molti stanno già vivendo un grande cambiamento. Sono i “nuovi nomadi”, una generazione cosmopolita che pensa al lavoro come una risorsa fondamentale per dare realtà ai propri sogni e per costruire un proprio progetto di vita.

Tra le caratteristiche che definiscono i Nomadi, “Know-mads”, troviamo conoscenza e follia, ragione e immaginazione, e una capacità essenziale di mettere in connessione realtà diverse, unificare gli opposti, guardare fuori e dentro se stessi.

Credo che apprendere e condividere, raccontare e collegare, siano la base di ogni possibile nuova scoperta. Credo anche che oggi abbiamo molti contenuti ma pochi contenitori, pochi spazi dove poter collegare emozioni, stati d’animo, pensieri.

A Madrid, il prossimo 20 di marzo, nello spazio agora THE PLACE, parlerò di questi temi, anche attraverso il racconto di anni di lavoro e di viaggi, la storia della mia vita. Parlerò del mio progetto personale The Flying Carpet, uno spazio nel quale iniziare un viaggio di scoperta di noi stessi e delle nostre potenzialità ancora inespresse.