TRA TERRA E CIELO

Narra il mito che il dio Apollo, innamorato della bella Coronide, dovendosi assentare per un periodo di tempo decise di incaricare il corvo, suo fedele servitore, di sorvegliare la fanciulla. Il corvo era allora un uccello dal piumaggio bianchissimo, candido come la neve, e ubbidì fedelmente al suo padrone. Così, quando durante l’assenza del dio Coronide si innamorò del giovane Ischi e tradì Apollo, il corvo volò immediatamente ad avvertire il suo padrone dell’infedeltà dell’amata.  A quel punto Apollo, preso dalla collera, uccise Coronide trafiggendola con una freccia. Ella però prima di morire gli rivelò di essere incinta di suo figlio che, per colpa della sua collera, sarebbe morto insieme a lei. Pentito del suo gesto, Apollo tentò con ogni rimedio di riportare in vita Coronide; non riuscendoci, prima di porla sulla pira già accesa, estrasse il bambino dal suo ventre e lo affidò al centauro Chirone. Al bambino fu dato il nome di Esculapio, che in seguito, ereditando le doti curative paterne, sarebbe diventato il dio della medicina. L’ira di Apollo si scatenò tuttavia anche sul corvo, reo di aver fatto la spia e di aver quindi causato la morte di Coronide, e il dio per la collera  trasformò il colore delle sue piume da bianche a nere. “Troppo loquace fu il corvo, ecco perché da bianco che era si vide di colpo annerire le penne”, dice Ovidio. 

Il mito racconta dunque l’origine del colore nero delle piume del corvo, e come e perché questo uccello sia tradizionalmente considerato presagio di sventura. Sempre il mito ci aiuta anche a vedere il legame profondo e ambiguo che esiste tra Esculapio, dio della medicina e figlio di Apollo, e il corvo come simbolo di divinazione, magia nera e guarigione; le maschere a forma di becco di uccello che durante la peste del ‘600 i medici indossavano per visitare i malati ed evitare il contagio trovano così una spiegazione.

“L’abito del medico della peste si riferisce all’abbigliamento utilizzato un tempo dai medici per proteggersi dalle epidemie. L’abito era costituito da una sorta di tonaca nera lunga fino alle caviglie, un paio di guanti, un paio di scarpe, un bastone, un cappello a tesa larga e una maschera a forma di becco dove erano contenute essenze aromatiche e paglia, che agiva da filtro”, recita Wikipedia. L’accostamento con le immagini oggi a noi tutti tristemente note dell’abbigliamento che indossa il personale medico e paramedico che negli ospedali assiste i malati di coronavirus è immediato e inevitabile.

Gli uccelli dunque sono da sempre un potente simbolo dell’immaginario collettivo. Per la loro capacità di unire cielo e terra, di passare da un elemento all’altro, non sembrano soggetti alle stesse leggi naturali che regolano la vita dell’uomo. Da sempre il volo degli uccelli ha ispirato le capacità creative dell’uomo e le sue arti divinatorie, ha dato ali all’immaginazione umana, ha alimentato il senso di trascendenza, di collegamento tra la realtà conscia e il profondo regno dell’inconscio. 

L’idea stessa di trascendenza è popolata di figure alate: la colomba bianca dello Spirito Santo; il corvo nero uccello divinatorio di Apollo; gli angeli, metà uccelli e metà uomini; il dio Mercurio, lo spirito alato dell’alchimia, simbolo della trasformazione; gli antichi sciamani che viaggiavano per il mondo con le loro ali magiche. 

Dalle profondità delle psiche alle vette dello spirito si può forse passare con “un colpo d’ala”; ma il passaggio non è mai indolore e per iniziare il viaggio bisogna essere preparati ad affrontare “il buio dell’anima”.

Grandi corvi neri come la pece, enormi pappagalli con il becco giallo che non riescono più a volare, divinità solari con la testa di uccello come il dio Horus dell’antico Egitto, sono alcune delle potenti immagini che hanno attraversato i nostri sogni qualche giorno fa, martedì 17 marzo, nel primo esperimento di Matrice di Social Dreaming Online.

Già altre volte in questo blog abbiamo parlato del Social Dreaming, e di come la Matrice sia un modo di condividere i sogni all’interno di un contenitore sicuro e protetto, nel quale il sogno non viene trattato dal punto di vista individuale e terapeutico del sognatore, ma viene messo in comune con altri, donato all’interno di un gruppo. Obiettivo della Matrice di Social Dreaming è esplorare i significati comuni dei sogni che restano normalmente nascosti, mettere in evidenza le innumerevoli corrispondenze tra immagini e figure archetipiche che ricorrono nei sogni di tutti, cercando trame di significato che i sogni al tempo stesso svelano e nascondono, capaci di farci vedere il presente sotto altri occhi e di aiutarci a immaginare un futuro possibile.

Oggi, nel tempo sospeso di forzato isolamento nelle nostre case che tutti noi stiamo vivendo, abbiamo improvvisamente capito che un cambiamento radicale e non più evitabile si è improvvisamente palesato a sconvolgere la nostra quotidianità. 

Oggi, tutti noi stiamo maturando la convinzione che il nostro mondo globalizzato e veloce ci era forse sfuggito di mano, e che nulla da ora in poi potrà più tornare come prima, che i segnali di cambiamento erano forse già nell’aria molto prima del virus solo che noi non sapevamo o non volevamo coglierli. 

Oggi, però, siamo tutti più attenti a indizi, presagi, presentimenti, e stiamo realizzando che i nostri stati d’animo, speranze ed emozioni possono farci da guida in una complessità che resta ancora indecifrabile. Oggi comincia a essere chiaro che dipenderà da ognuno di noi, e da noi soltanto, decidere quanto spazio vogliamo e sappiamo dare alla ricerca di nuove strade.

Per questo ci è sembrato importante, fondamentale, oggi, costruire uno spazio nel quale condividere ed esplorare insieme i nostri sogni. 

Continueremo a farlo, nei prossimi giorni e settimane, e continueremo a raccontare e raccontarvi cosa ci dicono le immagini dei sogni.

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